Decreto FER1: nuovi incentivi per le energie rinnovabili

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I ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente hanno apposto la propria firma al Decreto FER1. Al suo interno vengono definiti incentivi e procedure volti a sostenere la produzione energetica da fonti rinnovabili, in coerenza con gli obiettivi europei 2020 e 2030. Nel dettaglio, il provvedimento intende promuovere la diffusione di impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e a gas residuati dai processi di depurazione.

Cosa prevede il decreto FER1

Il decreto intende promuovere la realizzazione di impianti per una potenza complessiva di circa 8000 megawatt. La previsione di aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili è di 12 miliardi di kWh, con l’attivazione di investimenti per circa 10 miliardi di euro.

Gli incentivi saranno erogati dando priorità ai seguenti impianti:

  • realizzati su discariche chiuse e sui Siti di Interesse Nazionale ai fini della bonifica;
  • fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture di edifici e fabbricati rurali su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto (su scuole, ospedali e altri edifici pubblici);
  • idroelettrici che rispettino le caratteristiche costruttive del DM 23 giugno 2016, quelli alimentati a gas residuati dai processi di depurazione o che prevedono la copertura delle vasche del digestato;
  • connessi in “parallelo” con la rete elettrica e con le stazioni di ricarica per veicoli elettrici (a condizione che la potenza di ricarica non sia inferiore al 15% della potenza dell’impianto e che ciascuna colonnina abbia una potenza di almeno 15 kW).

Premialità su autoconsumo e fotovoltaico

Per ciò che riguarda l’autoconsumo, nel decreto FER1 viene modificata la modalità di riconoscimento del premio. Gli impianti con potenza fino a 100 kW su edifici hanno infatti accesso a un premio di 10 €/MWh sulla quota di produzione netta consumata in sito. Tale incentivo è cumulabile con quello per i moduli in sostituzione di coperture contenenti amianto ed è riconosciuto a posteriori a patto che l’energia autoconsumata sia superiore al 40% della produzione netta.

Sono poi previsti importanti benefici anche per gli impianti fotovoltaici realizzati in sostituzione di coperture in amianto o eternit. Su tutta l’energia prodotta, in aggiunta agli incentivi sull’energia elettrica, viene infatti previsto un premio di 12 €/MWh su tutta l’energia prodotta.

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Modalità e requisiti per l’accesso agli incentivi

L’accesso ai meccanismi di incentivazione richiede innanzitutto la partecipazione a procedure pubbliche per la selezione dei progetti da iscrivere in appositi registri. Gli impianti ammissibili sono:

  • di nuova costruzione, integralmente ricostruiti e riattivati, di potenza inferiore a 1 MW;
  • oggetto di interventi di potenziamento qualora la differenza tra la potenza post-intervento e quella pre-intervento sia inferiore a 1 MW;
  • oggetto di rifacimento di potenza inferiore a 1 MW;
  • fotovoltaici di nuova costruzione e realizzati con componenti di nuova costruzione.

Al bando possono inoltre partecipare anche aggregati costituiti da più impianti appartenenti al medesimo gruppo, di potenza unitaria superiore a 20 kW. Condizione necessaria è tuttavia che la potenza complessiva dell’aggregato sia inferiore a 1 MW.

Impianti di potenza uguale o maggiore a 1 MW possono invece accedere agli incentivi partecipando a procedure di asta al ribasso nei limiti dei contingenti di potenza.

Possono partecipare alle procedure d’asta anche gli aggregati costituiti da più impianti appartenenti al medesimo gruppo, con potenza unitaria superiore a 20 kW e fino a 500 kW. Per questa fattispecie, la potenza complessiva dell’aggregato deve essere uguale o superiore a 1 MW.

Quali impianti sono esclusi

Sono esclusi gli impianti che hanno già usufruito degli incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico previsti dal decreto del 23 giugno 2016. Inoltre, a essere esclusi sono anche gli impianti risultati idonei ma inseriti in posizione non utile nei registri.

Vuoi saperne di più?

IRE offre il proprio supporto per garantirti ulteriori delucidazioni sulle modalità di accesso agli incentivi previsti dal decreto FER1. Per saperne di più, è possibile scriverci all’indirizzo info@istitutoire.it o contattarci qui compilando i campi richiesti.

Regione Campania: 20 milioni alle imprese per interventi di efficientamento energetico

Fondi Campania Efficientamento Energetico

La Regione Campania ha deciso di stanziare 20 milioni di euro in favore di interventi di efficientamento energetico. Destinatarie dei contributi sono le imprese che intendono realizzare investimenti per l’efficienza energetica e l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. L’Avviso presente nell’ultimo Bollettino Ufficiale della Regione stabilisce anche le modalità per accedere a tali contributi a fondo perduto.

Quali attività economiche possono accedere ai contributi

Attraverso questo intervento, la Regione Campania vuole promuovere l’uso dell’energia proveniente da fonti rinnovabili e ridurre i consumi energetici dei processi produttivi. L’intenzione è quella di favorire la diminuzione dei costi legati alla domanda energetica, il miglioramento della competitività delle imprese e la riduzione delle emissioni di gas serra.

Le agevolazioni possono essere concesse a imprese di qualsiasi settore, eccezion fatta per quelle operanti nei settori della pesca, dell’acquacoltura e della produzione primaria di prodotti agricoli.

Nell’eventualità, poi, che un’impresa svolga molteplici attività non tutte riconducibili ai settori esclusi, la stessa potrà beneficiare degli aiuti soltanto per quelle che rientrano fra i settori inclusi. In tal caso, è necessario che sia garantita la separazione delle attività o la distinzione dei costi, oltre all’ovvia condizione che le attività escluse non beneficino delle sovvenzioni.

Chi può richiedere i contributi

La domanda di contributo può essere presentata da Micro, Piccole e Medie Imprese, nonché da Grandi Imprese che prevedano l’investimento di efficientamento energetico in sedi operative ubicate o da ubicarsi in Campania.

Alla data di inoltro della candidatura telematica, le aziende devono essere già costituite e iscritte nel Registro delle Imprese territorialmente competente. In più, devono aver approvato almeno un bilancio o presentato almeno una dichiarazione dei redditi.

Poi, nel caso di liberi professionisti che esercitino in forma individuale, associata o societaria, la Regione richiede il possesso di partita IVA rilasciata dall’Agenzia delle Entrate per lo svolgimento dell’attività. Condizione necessaria è anche la regolare iscrizione ai relativi albi/elenchi/ordini professionali previsti dalla vigente normativa.

Ciascun soggetto richiedente può presentare una sola domanda di contributo. In caso di presentazione di più domande sarà presa pertanto in considerazione esclusivamente la prima.

Importi minimi, intensità di aiuto e contributo concedibile

La Regione Campania concede il contributo esclusivamente per Piani di investimento aziendali con importo uguale o superiore a 50.000 €.

La misura massima dell’aiuto è il 50% delle spese ammissibili e comunque il contributo non può superare i 200.000 €. Inoltre, la concessione di contributi superiori ai 150.000 € è subordinata all’acquisizione della documentazione antimafia.

Interventi ammissibili

Per partecipare all’Avviso, le imprese devono essere in possesso di una diagnosi energetica che suggerisca gli interventi di efficientamento energetico ammissibili ad agevolazione. La diagnosi deve inoltre essere eseguita da un tecnico esterno all’organizzazione del richiedente e senza vincoli di dipendenza con l’impresa.

I piani di investimento aziendali che intendono accedere ai contributi devono essere costituiti da uno o più dei seguenti tipi di intervento:

  • Attività finalizzate all’aumento dell’efficienza energetica nei processi produttivi che determinino un effettivo risparmio annuo di energia primaria;
  • Installazione d’impianti di cogenerazione ad alto rendimento e/o di trigenerazione;
  • Attività finalizzate all’aumento dell’efficienza energetica degli edifici nell’unità locale oggetto dell’investimento;
  • Sostituzione puntuale di sistemi e componenti a bassa efficienza con altri a maggiore efficienza;
  • Attività di ottimizzazione tecnologica, miglioramento di centraline e cabine elettriche, installazione di sistemi di controllo e regolazioni che riducano l’incidenza energetica sul processo produttivo dell’impresa;
  • Attività di installazione di impianti a fonti rinnovabili a condizione che l’energia prodotta sia destinata all’autoconsumo della sede operativa oggetto dell’intervento.
    Più in generale, possono accedere al contributo soltanto le spese relative a interventi avviati dopo la pubblicazione dell’Avviso.

Invio della domanda

La richiesta di ammissione al contributo per interventi di efficientamento energetico va presentata in formato elettronico al seguente link: http://sid2017.sviluppocampania.it.

La presentazione della domanda si articola quindi in tre fasi:

  • Dal 2 luglio 2019, i soggetti richiedenti si registrano nell’apposita sezione raggiungibile all’indirizzo sopraindicato;
  • Dal 23 luglio 2019, sempre sullo stesso sito web, vanno poi compilati i moduli e i relativi allegati presenti nella sezione;
  • Dalle ore 10.00 del 26 settembre 2019 è infine possibile procedere all’invio della domanda di contributi e dei relativi allegati. Termine ultimo è fissato per le ore 13.00 del 18 ottobre 2019.

Come possiamo aiutarti

Tutti coloro che intendono presentare domanda possono usufruire del supporto del nostro Istituto. Attraverso i nostri servizi di consulenza, noi di IRE affianchiamo gli interessati nello sviluppo di un piano di efficientamento energetico e nel successivo percorso di presentazione della domanda di contributo.

Per saperne di più, ti invitiamo a scriverci all’indirizzo info@istitutoire.it o a contattarci qui compilando i campi richiesti.

Decreto Crescita, fondi per efficientamento energetico e sviluppo sostenibile

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dal 1° maggio è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Crescita. Il D.L. 34/2019 contiene misure urgenti in materia di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi. Tra i punti più importanti del provvedimento c’è lo stanziamento di 500 milioni ai Comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile.

I dettagli del Decreto Crescita

Il già richiamato articolo del decreto dispone che, entro venti giorni dalla sua entrata in vigore, un apposito decreto del Ministero dello Sviluppo Economico assegni i contributi previsti in favore dei Comuni. Per l’anno 2019, il limite massimo indicato è di 500 milioni di euro a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) per la realizzazione di progetti relativi a investimenti nel campo dell’efficientamento energetico e dello sviluppo sostenibile.

Il contributo viene attribuito a ciascun Comune sulla base della popolazione residente alla data del 1° gennaio 2018, così come indicato in tabella:

Popolazione residente (abitanti) Contributo
Inferiore o uguale a 5.000 50.000 €
Tra 5.001 e 10.000 70.000 €
Tra 10.001 e 20.000 90.000 €
Tra 20.001 e 50.000 130.000 €
Tra 50.001 e 100.000 170.000 €
Tra 100.001 e 250.000 210.000 €
Oltre i 250.000 250.000 €

Opere interessate dai contributi

Il Decreto Crescita precisa anche quali interventi pubblici possono accedere a tali fondi. Nel dettaglio, vengono assegnati contributi per opere di efficientamento energetico, comprese quelle di efficientamento del’illuminazione pubblica e di risparmio energetico per gli edifici di proprietà pubblica, nonché per interventi di installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Per quanto concerne i finanziamenti destinati a interventi di sviluppo territoriale sostenibile, sono compresi quelli in materia di mobilità sostenibile, di adeguamento e messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l’abbattimento di barriere architettoniche.

Condizioni di accesso

Attraverso queste sovvenzioni, i Comuni possono decidere di finanziare uno o più progetti. Per accedere ai contributi, bisogna tuttavia soddisfare le seguenti condizioni:

  • le opere non devono risultare già destinatarie di fondi pubblici o privati, nazionali, regionali, provinciali o strutturali di investimento europeo;
  • tali interventi devono essere aggiuntivi rispetto a quelli già programmati sulla base di stanziamenti contenuti nel bilancio di previsione dell’anno 2019;
  • l’esecuzione dei lavori deve iniziare entro il 31 ottobre 2019.

Altri provvedimenti del Decreto Crescita

All’interno del Decreto Crescita troviamo anche voci relative a incentivi per la valorizzazione edilizia e al sisma bonus.

Per le prime, l’articolo 7 prevede l’applicazione dell’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro ciascuna. Tale disposizione si riferisce ai trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi dieci anni, provvedano alla demolizione e ricostruzione degli stessi, conformemente alla normativa antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione volumetrica e all’alienazione degli stessi.

Riguardo il sisma bonus, nel caso di interventi di riduzione del rischio sismico, la detrazione per le zone classificate a rischio sismico 1 (o l’eventuale cessione del credito d’imposta alle imprese che effettuano i lavori) viene estesa anche per quelle a rischio sismico 2 e 3.

Infine, la disciplina degli incentivi per interventi di efficienza energetica e rischio sismico viene implementata con la possibilità di convertire le detrazioni in uno sconto sul corrispettivo dovuto, per un contributo pari all’ammontare, e anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione.

Detrazioni fiscali: gli interventi ammessi

Nella guida pubblicata dall’Agenzia delle Entrate relativa alle detrazioni fiscali per il risparmio energetico, oltre alle misure previste, sono indicati anche i lavori interessati da tali agevolazioni.  Le opere riguardano la riqualificazione energetica di edifici esistenti e più in generale gli interventi su involucri, l’installazione di pannelli e schermature solari, la sostituzione di impianti di climatizzazione, i generatori alimentati a biomasse e i dispositivi multimediali.

Riqualificazione energetica di edifici esistenti

Il valore massimo delle detrazioni fiscali è, in questo caso, di 100.000 euro. Nel caso dei condomini, l’agevolazione è tuttavia riferita all’intero edificio e va quindi ripartita fra i soggetti interessati.

Non essendo stabiliti dettagli sulle opere da realizzare, l’accesso al beneficio fiscale include qualsiasi intervento incida sull’indice di prestazione energetica dell’intero edificio.

L’indice è elaborato in funzione della categoria di classificazione dell’edificio, della zona climatica in cui è situato e del suo rapporto di forma. Va sottolineato, inoltre, che l’indice di risparmio necessario può essere conseguito anche mediante la realizzazione degli altri interventi agevolati.

Interventi sugli involucri

Per questo tipo di interventi, il valore massimo della detrazione è di 60.000 euro. Si può accedere a tale agevolazione attraverso lavori su edifici esistenti, parti di essi o unità immobiliari esistenti, oltre a quelli relativi a coperture, pavimenti e pareti.

Rientrano poi in questo gruppo anche interventi riguardanti finestre comprensive di infissi e la sostituzione dei portoni d’ingresso, purché rispettino i requisiti di trasmittanza termica previsti.

Le detrazioni fiscali previste sono però applicabili solo nei casi in cui gli involucri da rifare o gli infissi da sostituire non siano già conformi agli indici richiesti. In tal caso, è dunque necessario che, a seguito dei lavori, gli indici di trasmittanza termica si riducano ulteriormente.

Installazione di pannelli e schermature solari

La detrazione fiscale per tali interventi è di 60.000 euro. Per interventi di installazione di pannelli solari si intende l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, in edifici già esistenti, per uso domestico o industriale e in ambito commerciale, ricreativo o socio assistenziale.

Sono ammesse a detrazione anche i sistemi termodinamici a concentrazione solare utilizzati per la sola produzione di acqua calda. Invece, nel caso di sistema termodinamico finalizzato alla produzione combinata di energia elettrica e termica, oggetto di detrazione sono soltanto le spese sostenute per la parte riferibile alla produzione di energia termica.

Infine, per l’acquisto e posa in opera delle schermature solari, alle agevolazioni accedono solamente quelle che possiedono, se prevista, una marcatura CE. Inoltre, tra i requisiti tecnici, è previsto il rispetto di leggi e normative nazionali e locali in tema di sicurezza e di efficienza energetica.

Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale

Il valore massimo delle detrazioni fiscali per tali lavori è di 30.000 euro. Accedono ai benefici gli interventi di sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione ad aria o ad acqua. Condizione necessaria è che le caldaie abbiano un’efficienza media stagionale tale da appartenere alla classe A di prodotto. In più, la detrazione passa dal 50 al 65% nel caso in cui siano anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti.

Inoltre, rientra nelle detrazioni anche la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione realizzata.

Oggetto delle detrazioni sono, infine, le spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. L’accesso a questo tipo di detrazione è condizionato alla garanzia che le pompe di calore abbiano un coefficiente di prestazione maggiore di 2,6.

Non è agevolabile, invece, l’installazione di sistemi di climatizzazione in edifici che ne erano precedentemente sprovvisti. L’unica eccezione a questo impedimento è rappresentata dall’installazione dei generatori alimentati a biomassa.

Generatori di calore alimentati da biomasse combustibili

Nel caso di acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, è prevista una detrazione massima di 30.000 euro per le spese sostenute tra il 1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2019.

L’agevolazione riguarda sia interventi di sostituzione totale o parziale dei vecchi generatori termici, sia le nuove installazioni su edifici esistenti.

Dispositivi multimediali

Detrazione pari al 65% dell’intero importo spetta, poi, per le spese sostenute per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda o climatizzazione delle unità abitative, finalizzati ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento più efficiente degli impianti.

Rientrano nelle detrazioni fiscali anche le opere necessarie per l’installazione e la messa in funzione di sistemi di building automation degli impianti termici degli edifici. Non sono invece agevolabili le spese per l’acquisto di dispositivi che interagiscono a distanza con le predette apparecchiature.

Detrazioni fiscali 2019 per il risparmio energetico

Come ogni anno, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso la propria guida alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico. Le detrazioni variano dal 50 al 65 per cento, fino ad arrivare al 75% per i condomini e all’85% per la riduzione del rischio sismico.

Conferme nella Legge di Bilancio

L’ultima Finanziaria ha prorogato al 2019 le novità introdotte nell’anno precedente. Vengono confermate le detrazioni fiscali (dall’Irpef e dall’Ires) per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

Inoltre, non ci sono state modifiche alle novità introdotte nell’anno precedente. Pertanto, rimangono confermate le misure delle detrazioni per interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici. In particolar modo, le agevolazioni vengono riconosciute nel caso di spese sostenute per:

  • la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento
  • il miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni, pavimenti, finestre comprensive di infissi)
  • l’installazione di pannelli solari
  • la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Percentuali delle detrazioni

La misura delle detrazioni varia a seconda dell’anno e della tipologia di intervento, ossia se esso riguarda la singola unità immobiliare o gli edifici condominiali.

Nel dettaglio, le detrazioni sono le seguenti:

  • 55% delle spese sostenute fino al 5 giugno 2013
  • 65% delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 per interventi sulle singole unità immobiliari e sulle parti comuni degli edifici condominiali. Tale detrazione si riduce al 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio 2018 per interventi di acquisto e posa in opera di schermature solari e finestre comprensive di infissi. La riduzione si applica anche alle spese per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati a biomasse combustibili o con impianti dotati di caldaie a condensazione almeno di classe A (in quest’ultimo caso, la detrazione resta però al 65% se le caldaie sono dotate anche di sistemi di termoregolazione evoluti)
  • 65% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2019 per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti (in caso di risparmio di energia primaria pari almeno al 20%) e fino a un valore massimo delle detrazioni di 100.000 euro; per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi; per l’acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.

Nel caso di persone fisiche, enti non commerciali ed esercenti arti e professioni, per l’applicazione dell’aliquota corretta si fa riferimento alla data dell’effettivo pagamento. Quanto alle imprese individuali, alle società e agli enti commerciali, si considera invece la data di ultimazione della prestazione.

Detrazioni maggiori per i condomini

Per gli interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali si prevedono agevolazioni più corpose. Tale aumento percentuale vale per spese avvenute tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021, per un ammontare complessivo non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero di unità abitative dell’edificio.

Gli interventi che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al un quarto della superficie disperdente lorda arrivano infatti al 70%. Addirittura del 75% sono le detrazioni per interventi che migliorano la prestazione energetica conseguendo almeno la qualità media indicata nelle linee guida del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ulteriore aumento delle detrazioni si ha, poi, in caso di lavori in edifici appartenenti a zone sismiche e finalizzati alla riduzione del rischio. Si può così usufruire di una detrazione dell’80% in caso di passaggio a una classe di rischio inferiore. Se il passaggio è di due o più classi, la percentuale sale fino all’85%.

In entrambi i casi, il limite massimo di spesa consentito è di 136.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

Destinatari delle detrazioni

A poter usufruire degli ecobonus sono tutti i contribuenti residenti e non residenti che possiedono a qualsiasi titolo l’immobile oggetto di intervento.

Alle detrazioni sono quindi ammessi le persone fisiche, i contribuenti che conseguono reddito d’impresa, le associazioni tra professionisti e gli enti che non svolgono attività commerciale.

Tra le persone fisiche possono fruire delle detrazioni anche i titolari di un diritto reale sull’immobile, i condòmini (per gli interventi sulle parti comuni condominiali), gli inquilini e coloro che hanno l’immobile in comodato. Inoltre, se sostengono le spese, rientrano anche il familiare convivente con il possessore o il detentore dell’immobile e il convivente more uxorio.

Infine, a partire dal 2018, possono approfittare delle agevolazioni anche le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, gli Istituti autonomi per le case popolari e gli enti con le medesime finalità sociali e già operanti dal 31 dicembre 2013.

Altre informazioni

La detrazione per interventi di risparmio energetico non è cumulabile con altre agevolazioni previste per gli stessi interventi da altre disposizioni nazionali. Tuttavia, tale possibilità è invece applicabile con altri incentivi regionali, provinciali o locali, salvo specifiche norme che ne stabiliscano il divieto.

Quanto all’Iva sugli interventi di riqualificazione, questa è del 10% per le prestazioni di servizi relativi a interventi di manutenzione. Per le cessioni di beni, l’aliquota ridotta si applica solo quando la relativa fornitura è posta in essere nell’ambito del contratto di appalto. Se, tuttavia, l’appaltatore fornisce beni di valore significativo, l’aliquota ridotta si applica solo sulla differenza tra l’importo complessivo dell’intervento e quello degli stessi beni significativi.

Per ricevere ulteriori informazioni, è possibile contattare i nostri consulenti compilando il modulo di contatto presente sul sito.

Mobilità elettrica in Italia: a che punto siamo

Gli incentivi previsti dall’ultima Legge di Bilancio per favorire l’acquisto di veicoli non inquinanti stanno iniziando a smuovere le acque nel mercato della mobilità elettrica in Italia. Le prospettive indicano una crescita esponenziale del settore, destinato a divenire fra quelli trainanti già nel prossimo decennio. Resta però da definire quale sia il quadro attuale, a quasi un mese dall’entrata in vigore degli ecobonus.

Un settore emergente

L’E-Mobility Report elaborato a fine 2018 dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano configura una situazione di imminente esplosione per quanto concerne il promettente mercato della mobilità elettrica. Secondo il report, già nel 2017 si sono vendute nel mondo complessivamente quasi 1,2 milioni di auto elettriche. Si tratta di un dato ben più alto rispetto a quello del 2016, in cui ci si era fermati a poco più di 750.000 unità. Si conferma così il trend di progressiva crescita di quello che, allo stato attuale, rimane comunque un ambito in fase sostanzialmente embrionale.

La rimozione degli ostacoli

Il report ci dettaglia, però, principalmente su quella che è la situazione nel nostro Paese. Sebbene sia partita in ritardo rispetto ai grandi Stati europei e alle altre economie avanzate, l’Italia sta recuperando adesso il gap accumulato negli ultimi anni.

Nel primo semestre del 2018, il numero di immatricolazioni di auto elettriche ha quasi doppiato quello ottenuto nello stesso periodo dell’anno precedente, registrando un significativo +89%. Innumeri assoluti si tratta di un dato comunque molto basso (4129 veicoli), ma sono di estremo interesse le ragioni che sostengono questa spinta. Tutte le grandi case automobilistiche hanno infatti ormai deciso di investire nell’elettrico, con un’offerta finalmente adeguata all’interno del mercato delle quattro ruote.

A disincentivare finora l’acquisto di auto elettriche è stata però anche la scarsa presenza di un vero sistema infrastrutturale per le ricariche. Tuttavia, come nel caso dei veicoli elettrici, anche il mercato delle stazioni di ricarica è destinato a un’imponente espansione. Gli ambiziosi obiettivi diffusi dalle aziende capofila nel settore lasciano presupporre che proprio il 2019 vedrà un’ampia diffusione di colonnine lungo tutto il territorio nazionale.

Il boom della mobilità elettrica

Tornando alle prospettive indicate dall’E-Mobility Report, a stupire sono gli enormi margini di crescita previsti nel giro di un solo decennio. Si tratta di uno sviluppo impressionante, soprattutto riflettendo su come si sia tuttora quasi a una sorta di anno zero.

Secondo lo studio del Politecnico, i veicoli elettrici circolanti in Italia nel 2030 saranno tra gli 1,8 e i 7,5 milioni. Addirittura, nell’ipotesi di uno sviluppo accelerato, già nel 2025 le immatricolazioni di e-car rappresenteranno il 35% del totale, con quasi 2 milioni di veicoli elettrici circolanti. E, sempre riprendendo questo scenario, nel 2030 le immatricolazioni di auto elettriche supereranno il 60% del computo complessivo, trainate principalmente dai veicoli full electric (80% del mix). Pertanto, tra poco più di dieci anni, una vettura su cinque in circolazione sarà elettrica.

Il dato attuale

La situazione odierna nelle otto maggiori città italiane è stata analizzata da Alla Carica – Generation Electricity. La ricerca, sostenuta dal bando del Ministero dell’Ambiente, evidenzia come nell’e-mobility ci si muova ancora in ordine sparso e senza una reale programmazione.

La città messa meglio (o meno peggio) è Milano, avendo attivato il maggior numero di strumenti e opzioni per la mobilità elettrica. Nel capoluogo lombardo, a fine 2017, il numero di auto elettriche circolanti si fermava a 811 e le stazioni di ricarica erano ridotte appena a 32. Tuttavia, il progetto del Comune è di installarne almeno un migliaio entro il prossimo anno e, per quanto riguarda la mobilità pubblica, già dal 2020 si acquisteranno solo autobus elettrici. Infine, oltre la metà dei taxi sono già ibridi e molto si sta facendo anche per espandere il fenomeno del bike sharing.

Quanto alle altre città esaminate, un po’ più indietro appare Roma, mentre a Torino si sta già spingendo per offrire agevolazioni su Ztl e parcheggi ai possessori di auto elettriche o ibride. Buoni riscontri anche a Firenze, che molto sta investendo su mezzi elettrici e stazioni di ricarica, e a Bologna, che detiene il primato delle auto ibride.

Note maggiormente dolenti, invece, per quanto riguarda il meridione, nel quale sono presenti solo il 12% di tutte le colonnine nazionali. Napoli conferma questo dato, con numeri bassi su cui però il Comune sta provando a intervenire attraverso politiche di incentivo. La maglia nera spetta infine a Palermo, con solo 24 auto a disposizione per il car sharing elettrico e 8 stazioni di ricarica in tutto il territorio cittadino.

Legge di Bilancio 2019: novità per gli ecobonus

ecobonus finanziaria

Non senza critiche riguardo alle modalità di approvazione parlamentare e giusto in tempo a evitare l’esercizio provvisorio, il Presidente Mattarella ha promulgato la Legge di Bilancio per l’anno 2019. Il documento è stato pubblicato sul Supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale, proprio sul filo di lana per garantirne, quindi, la sua entrata in vigore il 1° gennaio. E, fra i 19 articoli e gli oltre 1200 commi della Finanziaria, trovano spazio anche i provvedimenti che interessano gli ecobonus a supporto di una mobilità sostenibile.

Ecobonus per le auto green

Innanzitutto, dal 1° marzo, viene riconosciuto in via sperimentale un contributo per chi acquista un nuovo veicolo a un prezzo inferiore ai 50.000€ IVA esclusa. Si prevede, a tal riguardo, l’erogazione di un fondo pari a 60 milioni di euro per il 2019 e di 70 milioni sia per il 2020 che per l’anno 2021.

Il sostegno statale varia in relazione al livello di emissione di CO2 g/km e all’eventualità che, al contempo, si rottamino vetture di categoria Euro 1, 2, 3 e 4. A questo scopo, sono state elaborate due fasce di incentivo in base alla quantità di biossido di carbonio emesso (0-20 e 21-70 CO2 g/km). A ciascuna di queste, è collegato poi uno specifico contributo che diventa più elevato nel caso si effettui la rottamazione del vecchio veicolo.

Nello specifico, l’ammontare di queste agevolazioni va dai 1500 ai 6000 euro, ripartiti come nelle tabelle che seguono.

in presenza di rottamazione in assenza di rottamazione
CO2 g/km Contributo CO2 g/km Contributo
0-20 6000 € 0-20 4000 €
21-70 2500 € 21-70 1500 €

 

Ecotasse sui modelli inquinanti

Allo stesso tempo, chi acquista nel prossimo triennio un veicolo a forte impatto ambientale è tenuto al pagamento di un’imposta che è parametrata al livello di eccedenza rispetto alla soglia di 160 CO2 g/km.
In questo caso, si va da un esborso di 1100€ fino alla cifra di 2500€, a seconda della fascia di superamento:

CO2 g/km Imposta
161-175 1100 €
176-200 1600 €
201-250 2000 €
Superiore a 250 2500 €

 

Vantaggi per veicoli elettrici o ibridi

In ragione del supporto alla mobilità sostenibile, la nuova Legge di Bilancio riserva poi particolare attenzione ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida.

Nel caso di rottamazione del proprio motoveicolo (di categoria Euro 0, 1 o 2), l’acquisto di un due ruote elettrico o ibrido nuovo di fabbrica permette di vedersi riconosciuto un contributo pari al 30 per cento del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 30.000 euro. La spesa autorizzata per la concessione di questi incentivi è pari a 10 milioni di euro per l’anno 2019.

Infine, relativamente al codice della strada, nella manovra finanziaria si aggiunge un nuovo comma all’interno dell’articolo sulla regolamentazione della circolazione dei centri abitati. Alla luce di questa inclusione, i comuni dovranno consentire, in ogni caso, l’accesso libero alle ZTL (zone a traffico limitato) proprio ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida.

 

Detrazione per colonnine elettriche

Altro aspetto che si ricollega all’incentivo alla mobilità sostenibile è quello che riguarda le detrazioni per l’installazione di colonnine elettriche.

All’interno della Legge di Bilancio è stato pertanto inserito un passaggio per implementare la normativa sulle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia. A quelle già presenti, si aggiungono dunque le detrazioni per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati a energia elettrica. Nel dettaglio, ai contribuenti viene riconosciuto uno sgravio dell’imposta lorda delle spese sostenute nel triennio 2019-2021, comprensivo dei costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino a un massimo di 7 kW.

Quest’ultima detrazione, calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 3000 euro, si applica al 50 per cento delle spese sostenute e riguarda anche le spese documentate rimaste a carico del contribuente per l’acquisto e la posa in opera su parti comuni degli edifici condominiali.