Emissioni: rischio catastrofe secondo l’International Energy Agency

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Nel suo ultimo report, l’Agenzia Internazionale per l’Energia lancia l’allarme emissioni. Secondo lo studio, senza modifiche agli attuali piani governativi ci saranno implicazioni catastrofiche per il pianeta.

Un grido d’allarme

Il World Energy Outlook 2019 analizza il momento critico attraversato oggi dal mondo energetico. Sono diverse le ragioni di questa fase di profonda incertezza: dalla posizione ancora predominante del comparto petrolifero, alle crescenti tensioni geopolitiche. E, sebbene nel Pianeta risultino ancora profonde disparità sull’accesso all’energia, il dato di fatto sembra tuttavia essere quello di un progressivo aumento del fabbisogno globale.

Il quadro appena delineato spinge pertanto a una conclusione preoccupante. Aumentano, infatti, le emissioni di CO2 e si evidenzia l’inadeguatezza delle attuali politiche governative per arginare il fenomeno.

Preoccupazioni per il futuro

Lo scenario attuale viene implementato, all’interno del WEO 2019, con la proiezione per gli anni a venire qualora gli interventi dei governi non subissero modifiche.

Secondo tale ipotesi, la domanda di energia crescerà dell’1,3% all’anno fino al 2040. Ciò provocherà un incremento delle tensioni complessive nei mercati energetici e un progressivo rialzo delle emissioni.

Non migliora di molto la situazione nemmeno con lo scenario delle politiche dichiarate dai governi. Anche secondo questa previsione, infatti, non calerebbero le morti legate all’inquinamento e le emissioni di CO2 semplicemente avrebbero una crescita più ridotta.

Inoltre, la domanda di energia aumenterà dell’1% annuo, ma il previsto slancio delle rinnovabili sarà comunque inadeguato per compensarla.

La necessità di un cambio di rotta

L’unica speranza, ci dicono gli analisti IEA, è rappresentata dalla capacità e dalla volontà di tenere fede agli accordi internazionali. Infatti, lo scenario di sviluppo sostenibile che considera ciò che andrebbe fatto per raggiungere gli obiettivi prefissati, si allinea pienamente agli Accordi di Parigi.

Tuttavia, secondo il report, ciò richiede la necessità di rapidi e diffusi cambiamenti. I tagli alle emissioni dovranno a questo scopo essere netti grazie soprattutto all’aumento dell’efficienza energetica e a un maggiore investimento sulle fonti rinnovabili.

Le soluzioni da attuare

Secondo Fatih Birol, direttore esecutivo IEA, la soluzione non è né semplice né univoca. Birol chiede “una forte leadership da parte dei responsabili politici”, in modo che i governi abbiano “il più ampio margine per plasmare il futuro” e auspica quindi “una grande coalizione che comprenda governi, investitori, aziende e tutti coloro che si impegnano ad affrontare i cambiamenti climatici”.

Anche l’Istituto IRE prova a dare il suo piccolo contributo alla riduzione di consumi, proponendo ai propri associati progetti e tecnologie che garantiscano, al contempo, risparmio economico e sostenibilità ambientale. Un modo efficace per supportare le imprese contribuendo anche alla difesa del Pianeta.

Auto elettriche in Italia: svolta vicina?

Auto elettriche

Auto elettriche in Italia: svolta vicina?

Dopo anni di attesa e nonostante risultati ancora in chiaroscuro, anche l’Italia sembra essere finalmente arrivata a una svolta nella vendita di auto elettriche.

La lunga fase embrionale

Già a inizio anno avevamo visto come fosse data per certa una crescita imminente del mercato di auto elettriche in Italia.

Secondo l’E-Mobility Report 2018, il numero di immatricolazioni di e-car segnalava un significativo aumento percentuale, sebbene a fronte di numeri assoluti molto bassi. Sempre secondo lo studio, il dato rappresentava uno dei primi indizi di un cambio di passo per tutto il comparto.

Al 2025 veniva così prospettato che le auto elettriche circolanti sarebbero state 2 milioni in tutta la penisola, fino a rappresentare oltre il 50% delle immatricolazioni di auto nel 2030.

Cosa è cambiato nel 2019

Gli ultimi dati sul mercato auto in Italia indicano una crescita complessiva delle vendite. A settembre 2019, la crescita più significativa è proprio quella relativa ai veicoli a basse emissioni.

Le auto elettriche raggiungono l’1% della quota di mercato, ma ciò significa un incremento del 156,8% rispetto all’anno precedente. Ancora più rilevante è il dato al netto del noleggio: + 256% paragonato ai numeri del settembre 2018.

Analizzando il dato, si evidenzia come la svolta sembri davvero vicina, nonostante il segmento di mercato risulti tuttora limitato. La tesi è confortata dalla fotografia sulla mobilità elettrica effettuata durante l’evento That’s Mobility 2019.

La strada verso emissioni zero

All’interno della due giorni milanese, si è visto come già in primavera sia stata superata costantemente quota 1.000 immatricolazioni di auto elettriche.

La crescita è stata senz’altro influenzata dal calo dei prezzi dei veicoli. Le case automobilistiche stanno progressivamente investendo in questo settore, destinandovi una parte consistente di risorse. Ciò sta portando, inoltre, a un’offerta di e-car a prezzi più abbordabili per una parte sempre più numerosa di automobilisti.

In più, gli ecobonus introdotti con la Legge di Bilancio 2019 hanno rappresentato un incentivo ulteriore all’acquisto di un’auto elettrica. A tutto questo, si aggiungono poi agevolazioni locali all’acquisto, sebbene diffuse a macchia di leopardo fra le varie regioni.

Cosa limita una maggiore crescita

I dati 2019 sono ancora in linea, nonostante tutto, con le ottimistiche proiezioni indicate dall’E-Mobility Report dello scorso anno. La strada sembra dunque tracciata, ma restano ancora alcune difficoltà da superare.

Tra le principali c’è ancora quella della range anxiety, ossia la paura di restare “a secco”, sebbene l’autonomia delle batterie copra già il 95% del percorso medio giornaliero degli automobilisti italiani. Si tratta di una preoccupazione frutto di una conoscenza ancora scarsa riguardo la funzionalità delle auto elettriche, più che di un vero e proprio problema.

La mobilità elettrica per le aziende

L’Istituto IRE supporta le aziende anche per ciò che concerne l’e-mobility. Gli Associati IRE possono infatti essere accompagnati in progetti di mobilità sostenibile che permettono di sostituire la flotta aziendale con auto elettriche. Tale intervento consente di abbattere di quasi il 70% i costi di carburante e destinare le risorse così risparmiate per le attività dell’azienda.

Sempre allo scopo di completare il percorso di efficienza energetica, l’Istituto individua inoltre soluzioni infrastrutturali di ricarica così da offrire un servizio ulteriore a dipendenti e clienti.

Economia circolare: il valore dell’energia

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Investire su un modello di economia circolare sta diventando una questione sempre più essenziale nelle nostre vite. Si tratta di un sistema economico che promuove uno sviluppo sostenibile per il nostro pianeta, pensato per potersi rigenerare da solo.

Cos’è l’economia circolare

Come già accennato, l’economia circolare è un sistema economico che adotta come proprio principio di base il riutilizzo delle risorse necessarie al suo sostentamento e alla crescita.

Si tratta di un modello estremamente consueto nella nostra esperienza quotidiana e dunque per nulla nuovo. Tutti i sistemi viventi naturali si basano appunto su tale processo di funzionamento.

Ciascuno degli elementi che entrano a far parte di un ecosistema, infatti, interagisce con gli altri determinando un ciclo capace di sostenersi, rigenerandosi, senza accumulare particolari rifiuti residui.

Contraddicendo le normali leggi che governano il nostro pianeta, ha invece finora prevalso un diverso tipo di sviluppo: quello legato all’economia lineare. È questo un sistema basato sul modello produzione-consumo-smaltimento che si fonda sulla possibilità di accedere a grandi quantità di risorse.

Come giorno dopo giorno impariamo a constatare, il modello lineare risulta ormai inapplicabile. La limitatezza delle risorse e il loro sempre maggiore consumo da parte nostra rendono perciò impellente una transizione verso l’economia circolare.

I principi dell’economia circolare

Il modello dell’economia circolare prevede quindi un cambio di prospettiva. Si sposta l’attenzione su 4 punti fondamentali: riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti.

Se fino ad ora, quindi, a farla da padrona è stato lo sfruttamento intensivo delle risorse, si fa adesso strada una nuova gestione delle stesse e un cambiamento dei modelli di consumo. In gioco c’è la possibilità di continuare a garantire un’elevata qualità della vita.

Anche da un punto di vista economico, l’imporsi di un sistema basato su un nuovo tipo di approccio, avrebbe effetti estremamente positivi. Si otterrebbe, infatti, un netto risparmio rispetto agli attuali costi di produzione e di utilizzo delle risorse, con una decisa crescita del Pil e più alti livelli di occupazione. Recenti studi evidenziano come, in tal modo, il reddito disponibile delle famiglie europee risulterebbe addirittura superiore dell’11% rispetto al percorso di sviluppo attuale.

Il modello circolare presuppone una svolta in tutte le fasi della produzione, progettando prodotti immaginati per un impiego successivo al loro fine vita, adattabili ai cambiamenti, concepiti a partire da una visione sistemica complessiva e che provengano da filiere di recupero.

Soprattutto, però, appare necessario l’utilizzo di energia prodotta a partire da fonti rinnovabili e dai rifiuti dei cicli precedenti.

La transizione energetica

Il tema energetico è senz’altro uno dei cardini dell’economia circolare essendo la produzione di energia essenziale all’attuazione di sistemi, infrastrutture e tecnologie che garantiscono il normale soddisfacimento delle attività economiche e sociali.

Un cambio di rotta dal punto di vista energetico si sviluppa intorno a due assi principali: efficientamento energetico e autoproduzione.

Nel primo caso, il principio soggiacente è quello di mettere in atto una serie di interventi che ottimizzino lo sfruttamento delle fonti energetiche, riducendo l’impiego di energia necessaria all’espletamento delle proprie attività. Oltre a una modifica delle abitudini di consumo e a interventi che migliorino l’efficienza energetica degli impianti, è la ricerca tecnologica ad alimentare le migliori speranze per un passaggio a un modello di economia circolare.

Una delle soluzioni più efficaci, sotto questo punto di vista, è la sostituzione dei normali corpi illuminanti con lampade LED. In questo modo, si garantisce addirittura una migliore resa luminosa, abbinandola a un elevato comfort visivo e a un risparmio energetico ed economico.

L’autoproduzione rappresenta invece uno dei capisaldi dell’economia circolare. L’impiego di fonti rinnovabili e illimitate assicura infatti il rispetto dell’ambiente e sostanziosi vantaggi economici. I casi più emblematici sono quelli degli impianti fotovoltaici e del solare termico. Si tratta di tecnologie che basano il proprio funzionamento sull’utilizzo di energia solare, garantendo convenienti forme di autoconsumo.

Non sono da sottovalutare, infine, gli utilizzi di impianti a biomasse (che valorizzano determinate tipologie di rifiuti per la produzione energetica) e di sistemi di cogenerazione e trigenerazione, che producono diversi tipi di energia a partire da un’unica fonte primaria.

IRE ti aiuta

L’Istituto di ricerca per il Risparmio Energetico aiuta a migliorare l’impiego delle risorse energetiche. Nel pieno rispetto dei principi dell’economia circolare, ti accompagna nel percorso necessario a favorire un utilizzo di energia consapevole, sostenibile e conveniente.

Grazie a IRE potrai così scegliere soluzioni integrate e personalizzate per ottimizzare i tuoi consumi e risparmiare sulle tue spese energetiche.

Settimana Europea della Mobilità

Settimana Europea della Mobilita

Dal 16 al 22 settembre si celebra la Settimana Europea della Mobilità, giunta ormai alla 18a edizione. Migliaia di eventi sono previsti in tutti gli Stati dell’Unione per promuovere la mobilità sostenibile.

Obiettivo dell’iniziativa è lanciare un messaggio di cambiamento e di rinnovamento degli stili di vita dei cittadini europei.

L’impegno europeo

Nel corso degli anni, l’Europa ha già provveduto a definire un percorso che favorisca il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo sostenibile.

In tal senso, si è stimolato l’aumento dei consumi di energia derivante da fonti rinnovabili (FER) con piani a medio-lungo termine. Fra questi spicca il quadro per il clima e l’energia adottato nell’ottobre 2014.

Attraverso una serie di incentivi e strumenti a sostegno di tale obiettivo, la quota di energia prodotta da FER è già attualmente prossima al complessivo 20% programmato entro 2020.

Anche le proiezioni per il prossimo decennio sembrano oltremodo in linea con la quota FER del 27% fissata per il 2030.

In più, è da sottolineare come l’avvento di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea, promette di dare nuova linfa a tali propositi. L’annunciato Green Deal sembra infatti uno dei cardini su cui si intende strutturare l’impianto economico del vecchio continente per gli anni a venire.

Edizione 2019 della Settimana Europea della Mobilità

Il tema di questa diciottesima edizione dell’European Mobility Week è la mobilità attiva. In particolar modo, si vuole sottolineare l’importanza della mobilità pedonale e ciclistica.

A tale scopo, lo slogan delle iniziative di quest’anno è Walk with us!, che in Italia è stato mutuato in Camminiamo insieme. La Settimana Europea della Mobilità vuole così puntare i riflettori sull’importanza del passeggiare a piedi o di muoversi in bicicletta.

Attività, queste, che portano benefici per la nostra salute, il nostro ambiente e anche per le nostre tasche. Migliora così anche la qualità della vita in città, con minori emissioni nocive e spazi urbani che si rivelano meno congestionati e più attraenti.

A sostegno della campagna di quest’anno, sul sito ufficiale dell’iniziativa si fa inoltre riferimento a vari studi che testimoniano i benefici del camminare a piedi o in bici.

Ad esempio, coloro che fanno uso frequente della bicicletta vivono in media due anni in più rispetto ai non ciclisti, al lavoro richiedono il 15% in meno di giorni di malattia. Chi di solito effettua 25 minuti al giorno di camminata veloce, infine, può vedere aumentata di 7 anni la propria aspettativa di vita.

Cosa succede in Italia

Sebbene lontana dai numeri di altri Paesi dell’Unione (in Spagna sono impegnate 519 città a supporto dell’iniziativa; in Austria, 463), anche l’Italia aderisce in maniera significativa agli eventi di quest’anno. Sono quasi 100 gli appuntamenti previsti lungo la penisola, con l’attiva partecipazione delle più grandi città.

Inoltre, sono confortanti già i risultati raggiunti fino a questo momento, grazie ai tanti italiani che raggiungono il proprio posto di lavoro a piedi o muovendosi in bici. Nell’ultimo anno, infatti, sono state già evitate più di 30 tonnellate di anidride carbonica e risparmiati 50.000 euro di carburante.

Anche IRE si impegna a favorire il risparmio economico e la tutela ambientale attraverso numerosi progetti di mobilità sostenibile e un costante lavoro di ricerca effettuato nel settore dell’e-mobility a supporto delle aziende italiane.

Sviluppo sostenibile: 2% del Pil per un’economia a zero emissioni

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Un investimento pubblico pari a meno del 2% del Pil sullo sviluppo sostenibile produrrebbe benefici che si rifletterebbero su tutta l’economia nazionale. È questo uno dei punti principali emersi da un workshop tenutosi alla Scuola Sant’Anna di Pisa.

Il cambiamento climatico come volano di crescita

Il Green New Deal per uno sviluppo sostenibile del Paese è uno degli elementi che sembrano caratterizzare la nascita del nuovo governo italiano. Sebbene si tratti, per il momento, di un semplice proposito non ancora meglio delineato, si inizia ad alimentare un dibattito intorno a questi temi.

Esperti e rappresentanti del mondo politico si sono infatti riuniti alla Scuola Superiore Sant’Anna per discutere sulla sfida legata ai cambiamenti climatici mondiali. Verso un’economica a zero emissioni di carbonio è il titolo del workshop nel quale si è approfondita la possibilità di trasformare il cambiamento climatico da fonte di costo a opportunità. Obiettivo del seminario è stato individuare linee di crescita della produttività e del PIL nazionale, facendo leva sullo sviluppo sostenibile.

Una economia basata sullo sviluppo sostenibile

A tal riguardo, Andrea Roventini, economista della Scuola Sant’Anna, palesa il proprio ottimismo sui vantaggi che comporterebbe un cambio di rotta in tema di sostenibilità.

“Le stime ci dicono che un investimento pubblico inferiore al 2% del Pil annuo verso una crescita sostenibile permetterebbe di sviluppare nuove tecnologie, creare nuovi posti di lavoro, nuove imprese e portare l’Italia sulla frontiera tecnologica di nuovi settori di investimento” ha affermato Roventini. Si creerebbe così “un circuito virtuoso che porterebbe ad una economia a zero emissioni”.

Il cambio di rotta necessario a livello globale

Fra gli intervenuti al convegno, c’era anche Lord Adain Turner, presidente della Energy Transitions Commission. Secondo l’economista britannico: “Non c’è dubbio che sia tecnicamente possibile realizzare un’economia a zero emissioni di carbonio e che, se il mondo lo facesse entro il 2050, il costo in termini di crescita economica e consumi sarebbe minimo”.

Tuttavia, ha poi precisato come “raggiungere questo obiettivo richiederà un grande reindirizzamento degli investimenti dai combustibili fossili a fonti di energia rinnovabile”. A suo dire, servono pertanto “politiche pubbliche efficaci, tra cui l’introduzione di tasse sul carbonio, la regolamentazione e il sostegno allo sviluppo tecnologico”.

La posizione europea

La lotta al cambiamento climatico e il conseguente incentivo di uno sviluppo sostenibile, sembra essere al centro anche dei lavori della nuova Commissione Europea. Ursula von der Leyen, al varo della ufficiale della squadra da lei presieduta, ha infatti dato ampio risalto a tali tematiche.

Secondo von der Leyen, il Green Deal dovrà diventare elemento distintivo dell’Europa, con l’impegno di presentare il programma nei primi 100 giorni di mandato. Tale volontà di diventare il primo continente a impatto climatico zero è stimolato, anche secondo la neo presidente, dalle positive ripercussioni economiche determinate dal cambio di rotta: “Si tratta anche di un imperativo economico a lungo termine: chi saprà agire per primo e più rapidamente sarà in grado di cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica”.

Decreto FER1: nuovi incentivi per le energie rinnovabili

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I ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente hanno apposto la propria firma al Decreto FER1. Al suo interno vengono definiti incentivi e procedure volti a sostenere la produzione energetica da fonti rinnovabili, in coerenza con gli obiettivi europei 2020 e 2030. Nel dettaglio, il provvedimento intende promuovere la diffusione di impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e a gas residuati dai processi di depurazione.

Cosa prevede il decreto FER1

Il decreto intende promuovere la realizzazione di impianti per una potenza complessiva di circa 8000 megawatt. La previsione di aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili è di 12 miliardi di kWh, con l’attivazione di investimenti per circa 10 miliardi di euro.

Gli incentivi saranno erogati dando priorità ai seguenti impianti:

  • realizzati su discariche chiuse e sui Siti di Interesse Nazionale ai fini della bonifica;
  • fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture di edifici e fabbricati rurali su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto (su scuole, ospedali e altri edifici pubblici);
  • idroelettrici che rispettino le caratteristiche costruttive del DM 23 giugno 2016, quelli alimentati a gas residuati dai processi di depurazione o che prevedono la copertura delle vasche del digestato;
  • connessi in “parallelo” con la rete elettrica e con le stazioni di ricarica per veicoli elettrici (a condizione che la potenza di ricarica non sia inferiore al 15% della potenza dell’impianto e che ciascuna colonnina abbia una potenza di almeno 15 kW).

Premialità su autoconsumo e fotovoltaico

Per ciò che riguarda l’autoconsumo, nel decreto FER1 viene modificata la modalità di riconoscimento del premio. Gli impianti con potenza fino a 100 kW su edifici hanno infatti accesso a un premio di 10 €/MWh sulla quota di produzione netta consumata in sito. Tale incentivo è cumulabile con quello per i moduli in sostituzione di coperture contenenti amianto ed è riconosciuto a posteriori a patto che l’energia autoconsumata sia superiore al 40% della produzione netta.

Sono poi previsti importanti benefici anche per gli impianti fotovoltaici realizzati in sostituzione di coperture in amianto o eternit. Su tutta l’energia prodotta, in aggiunta agli incentivi sull’energia elettrica, viene infatti previsto un premio di 12 €/MWh su tutta l’energia prodotta.

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Modalità e requisiti per l’accesso agli incentivi

L’accesso ai meccanismi di incentivazione richiede innanzitutto la partecipazione a procedure pubbliche per la selezione dei progetti da iscrivere in appositi registri. Gli impianti ammissibili sono:

  • di nuova costruzione, integralmente ricostruiti e riattivati, di potenza inferiore a 1 MW;
  • oggetto di interventi di potenziamento qualora la differenza tra la potenza post-intervento e quella pre-intervento sia inferiore a 1 MW;
  • oggetto di rifacimento di potenza inferiore a 1 MW;
  • fotovoltaici di nuova costruzione e realizzati con componenti di nuova costruzione.

Al bando possono inoltre partecipare anche aggregati costituiti da più impianti appartenenti al medesimo gruppo, di potenza unitaria superiore a 20 kW. Condizione necessaria è tuttavia che la potenza complessiva dell’aggregato sia inferiore a 1 MW.

Impianti di potenza uguale o maggiore a 1 MW possono invece accedere agli incentivi partecipando a procedure di asta al ribasso nei limiti dei contingenti di potenza.

Possono partecipare alle procedure d’asta anche gli aggregati costituiti da più impianti appartenenti al medesimo gruppo, con potenza unitaria superiore a 20 kW e fino a 500 kW. Per questa fattispecie, la potenza complessiva dell’aggregato deve essere uguale o superiore a 1 MW.

Quali impianti sono esclusi

Sono esclusi gli impianti che hanno già usufruito degli incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico previsti dal decreto del 23 giugno 2016. Inoltre, a essere esclusi sono anche gli impianti risultati idonei ma inseriti in posizione non utile nei registri.

Vuoi saperne di più?

IRE offre il proprio supporto per garantirti ulteriori delucidazioni sulle modalità di accesso agli incentivi previsti dal decreto FER1. Per saperne di più, è possibile scriverci all’indirizzo info@istitutoire.it o contattarci qui compilando i campi richiesti.

Regione Campania: 20 milioni alle imprese per interventi di efficientamento energetico

Fondi Campania Efficientamento Energetico

La Regione Campania ha deciso di stanziare 20 milioni di euro in favore di interventi di efficientamento energetico. Destinatarie dei contributi sono le imprese che intendono realizzare investimenti per l’efficienza energetica e l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. L’Avviso presente nell’ultimo Bollettino Ufficiale della Regione stabilisce anche le modalità per accedere a tali contributi a fondo perduto.

Quali attività economiche possono accedere ai contributi

Attraverso questo intervento, la Regione Campania vuole promuovere l’uso dell’energia proveniente da fonti rinnovabili e ridurre i consumi energetici dei processi produttivi. L’intenzione è quella di favorire la diminuzione dei costi legati alla domanda energetica, il miglioramento della competitività delle imprese e la riduzione delle emissioni di gas serra.

Le agevolazioni possono essere concesse a imprese di qualsiasi settore, eccezion fatta per quelle operanti nei settori della pesca, dell’acquacoltura e della produzione primaria di prodotti agricoli.

Nell’eventualità, poi, che un’impresa svolga molteplici attività non tutte riconducibili ai settori esclusi, la stessa potrà beneficiare degli aiuti soltanto per quelle che rientrano fra i settori inclusi. In tal caso, è necessario che sia garantita la separazione delle attività o la distinzione dei costi, oltre all’ovvia condizione che le attività escluse non beneficino delle sovvenzioni.

Chi può richiedere i contributi

La domanda di contributo può essere presentata da Micro, Piccole e Medie Imprese, nonché da Grandi Imprese che prevedano l’investimento di efficientamento energetico in sedi operative ubicate o da ubicarsi in Campania.

Alla data di inoltro della candidatura telematica, le aziende devono essere già costituite e iscritte nel Registro delle Imprese territorialmente competente. In più, devono aver approvato almeno un bilancio o presentato almeno una dichiarazione dei redditi.

Poi, nel caso di liberi professionisti che esercitino in forma individuale, associata o societaria, la Regione richiede il possesso di partita IVA rilasciata dall’Agenzia delle Entrate per lo svolgimento dell’attività. Condizione necessaria è anche la regolare iscrizione ai relativi albi/elenchi/ordini professionali previsti dalla vigente normativa.

Ciascun soggetto richiedente può presentare una sola domanda di contributo. In caso di presentazione di più domande sarà presa pertanto in considerazione esclusivamente la prima.

Importi minimi, intensità di aiuto e contributo concedibile

La Regione Campania concede il contributo esclusivamente per Piani di investimento aziendali con importo uguale o superiore a 50.000 €.

La misura massima dell’aiuto è il 50% delle spese ammissibili e comunque il contributo non può superare i 200.000 €. Inoltre, la concessione di contributi superiori ai 150.000 € è subordinata all’acquisizione della documentazione antimafia.

Interventi ammissibili

Per partecipare all’Avviso, le imprese devono essere in possesso di una diagnosi energetica che suggerisca gli interventi di efficientamento energetico ammissibili ad agevolazione. La diagnosi deve inoltre essere eseguita da un tecnico esterno all’organizzazione del richiedente e senza vincoli di dipendenza con l’impresa.

I piani di investimento aziendali che intendono accedere ai contributi devono essere costituiti da uno o più dei seguenti tipi di intervento:

  • Attività finalizzate all’aumento dell’efficienza energetica nei processi produttivi che determinino un effettivo risparmio annuo di energia primaria;
  • Installazione d’impianti di cogenerazione ad alto rendimento e/o di trigenerazione;
  • Attività finalizzate all’aumento dell’efficienza energetica degli edifici nell’unità locale oggetto dell’investimento;
  • Sostituzione puntuale di sistemi e componenti a bassa efficienza con altri a maggiore efficienza;
  • Attività di ottimizzazione tecnologica, miglioramento di centraline e cabine elettriche, installazione di sistemi di controllo e regolazioni che riducano l’incidenza energetica sul processo produttivo dell’impresa;
  • Attività di installazione di impianti a fonti rinnovabili a condizione che l’energia prodotta sia destinata all’autoconsumo della sede operativa oggetto dell’intervento.
    Più in generale, possono accedere al contributo soltanto le spese relative a interventi avviati dopo la pubblicazione dell’Avviso.

Invio della domanda

La richiesta di ammissione al contributo per interventi di efficientamento energetico va presentata in formato elettronico al seguente link: http://sid2017.sviluppocampania.it.

La presentazione della domanda si articola quindi in tre fasi:

  • Dal 2 luglio 2019, i soggetti richiedenti si registrano nell’apposita sezione raggiungibile all’indirizzo sopraindicato;
  • Dal 23 luglio 2019, sempre sullo stesso sito web, vanno poi compilati i moduli e i relativi allegati presenti nella sezione;
  • Dalle ore 10.00 del 26 settembre 2019 è infine possibile procedere all’invio della domanda di contributi e dei relativi allegati. Termine ultimo è fissato per le ore 13.00 del 18 ottobre 2019.

Come possiamo aiutarti

Tutti coloro che intendono presentare domanda possono usufruire del supporto del nostro Istituto. Attraverso i nostri servizi di consulenza, noi di IRE affianchiamo gli interessati nello sviluppo di un piano di efficientamento energetico e nel successivo percorso di presentazione della domanda di contributo.

Per saperne di più, ti invitiamo a scriverci all’indirizzo info@istitutoire.it o a contattarci qui compilando i campi richiesti.

Decreto Crescita, fondi per efficientamento energetico e sviluppo sostenibile

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dal 1° maggio è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Crescita. Il D.L. 34/2019 contiene misure urgenti in materia di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi. Tra i punti più importanti del provvedimento c’è lo stanziamento di 500 milioni ai Comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile.

I dettagli del Decreto Crescita

Il già richiamato articolo del decreto dispone che, entro venti giorni dalla sua entrata in vigore, un apposito decreto del Ministero dello Sviluppo Economico assegni i contributi previsti in favore dei Comuni. Per l’anno 2019, il limite massimo indicato è di 500 milioni di euro a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) per la realizzazione di progetti relativi a investimenti nel campo dell’efficientamento energetico e dello sviluppo sostenibile.

Il contributo viene attribuito a ciascun Comune sulla base della popolazione residente alla data del 1° gennaio 2018, così come indicato in tabella:

Popolazione residente (abitanti) Contributo
Inferiore o uguale a 5.000 50.000 €
Tra 5.001 e 10.000 70.000 €
Tra 10.001 e 20.000 90.000 €
Tra 20.001 e 50.000 130.000 €
Tra 50.001 e 100.000 170.000 €
Tra 100.001 e 250.000 210.000 €
Oltre i 250.000 250.000 €

Opere interessate dai contributi

Il Decreto Crescita precisa anche quali interventi pubblici possono accedere a tali fondi. Nel dettaglio, vengono assegnati contributi per opere di efficientamento energetico, comprese quelle di efficientamento del’illuminazione pubblica e di risparmio energetico per gli edifici di proprietà pubblica, nonché per interventi di installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Per quanto concerne i finanziamenti destinati a interventi di sviluppo territoriale sostenibile, sono compresi quelli in materia di mobilità sostenibile, di adeguamento e messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l’abbattimento di barriere architettoniche.

Condizioni di accesso

Attraverso queste sovvenzioni, i Comuni possono decidere di finanziare uno o più progetti. Per accedere ai contributi, bisogna tuttavia soddisfare le seguenti condizioni:

  • le opere non devono risultare già destinatarie di fondi pubblici o privati, nazionali, regionali, provinciali o strutturali di investimento europeo;
  • tali interventi devono essere aggiuntivi rispetto a quelli già programmati sulla base di stanziamenti contenuti nel bilancio di previsione dell’anno 2019;
  • l’esecuzione dei lavori deve iniziare entro il 31 ottobre 2019.

Altri provvedimenti del Decreto Crescita

All’interno del Decreto Crescita troviamo anche voci relative a incentivi per la valorizzazione edilizia e al sisma bonus.

Per le prime, l’articolo 7 prevede l’applicazione dell’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro ciascuna. Tale disposizione si riferisce ai trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi dieci anni, provvedano alla demolizione e ricostruzione degli stessi, conformemente alla normativa antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione volumetrica e all’alienazione degli stessi.

Riguardo il sisma bonus, nel caso di interventi di riduzione del rischio sismico, la detrazione per le zone classificate a rischio sismico 1 (o l’eventuale cessione del credito d’imposta alle imprese che effettuano i lavori) viene estesa anche per quelle a rischio sismico 2 e 3.

Infine, la disciplina degli incentivi per interventi di efficienza energetica e rischio sismico viene implementata con la possibilità di convertire le detrazioni in uno sconto sul corrispettivo dovuto, per un contributo pari all’ammontare, e anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione.